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L'arcipelago delle Eolie, con le sue sette isole principali, gli isolotti, i faraglioni ed i suoi scogli, è la parte emersa di un vasto complesso vulcanico, prevalentemente sottomarino, che si estende per circa 210 chilometri circa e che costituisce una struttura ad andamento arcuato rivolta, con la sua parte concava, verso il centro del Mar Tirreno.
Probabilmente apparvero e scomparvero numerose altre decine di isole, lasciandoci oggi questo splendido arcipelago.
L'origine e la nascita delle Isole Eolie è da attribuirsi proprio alla loro natura vulcanica ad un milione e 300 mila anni fa.
I primi crateri sottomarini, molto vicino tra loro ed in un periodo eruttivo molto elevato raggiunsero, grazie al solidificarsi della lava al contatto con l’acqua del mare, la superficie.
Questo fenomeno, durò per parecchi anni se consideriamo gli studi delle rocce emerse, che fanno attribuire un età attorno ai 500 mila anni.

I vulcani più antichi sono quelli di Panarea, Lipari, Filicudi e Alicudi.
A Panarea e a Lipari vi sono ancora fumarole e sorgenti termali, mentre ad Alicudi, Filicudi e Salina l'attività endogena è completamente scomparsa.
Gli unici vulcani rimasti tuttora in attività sono Vulcano e Stromboli.
A Vulcano vi sono tre camini: uno spento dall'epoca preistorica, uno quiescente dal 183 a.C. ed uno attivo.
Racconta Plinio che nel 183 a.c. delle eruzioni sottomarine provocarono la nascita di Vulcanello. Queste eruzioni continuarono nel 126 e nel 19 a.c. sino a quando poi, nel 500, Vulcanello si unì a Vulcano.

Stromboli ha invece un'attività eruttiva ininterrotta da almeno due millenni, lo spettacolo naturale delle ceneri bollenti, delle scorie fiammeggianti alte decine di metri e dei lapilli incandescenti che ricadono in modo pirotecnico ad intervalli di alcuni minuti, rischiarando la notte, con sinistre lingue di fuoco, attira ogni anno migliaia di visitatori che effettuano l'escursione, soprattutto in notturna.
Definita nell'antichità il "Faro del Tirreno" e dai greci Strongyle, ovvero "la rotonda", per il suo cono vulcanico rotondeggiante, Stromboli, fa vedere i suoi bagliori intermittenti, con intervalli quasi puntuali di circa 15 minuti, dove è possibile vederli anche da grande distanza.

Per un lungo periodo non si ebbe più alcuna notizia delle attività vulcaniche o quasi; le notizie ripartono con maggior frequenza dal 1500 con una cadenza, quasi regolare, di una o due eruzioni per secolo, di queste ve ne furono alcune prolungatesi anche per parecchi anni.

Nel 1786 ve ne fu una di grande portata con fuoco, lapilli e cenere, ed un'altra nel 1888 ancora più grande e con effetti simile alla precedente e con l'eruzione di blocchi di grandi dimensioni chiamate bombe “a crosta di pane”, che caddero nelle isole di Lipari e Vulcano. La forte attività vulcanica durò circa tre anni, ricoprendo buona parte dei raccolti di sabbia e distruggendone il resto.

Negli anni a seguire e sino ai giorni nostri, l’attività vulcanica dell’isola di Vulcano si sono leggermente stabilizzate, mentre, quelle dello Stromboli sono state continue e costanti nel tempo.
In questi ultimi anni, inoltre, si sono rivolti gli sguardi anche ad eventuali problemi creati dagli tsunami, causati a distaccamenti di costoni lavici.
Il 30 dicembre del 2002 la costa dell'Isola di Stromboli è stata investita da un maremoto causato dalla caduta di un costone del cratere sul lato nord dell'isola.
Le conseguenze dello scivolamento sono state il formarsi di una grande nube di cenere sprigionatasi dallo stesso materiale caduto in mare e la formazione di alcune onde di grandi dimensioni. La prima onda, la più grande, si calcola che fosse alta dieci metri seguita da altre di misura decrescente. Le onde hanno invaso e ricoperto le località più basse lungo le coste dell'isola e dell’arcipelago, sino ad arrivare alla costa siciliana, seppur con minor entità.
Era già accaduto nel 1930, la lava fuoriuscita nelle diverse colate succedutesi nel corso degli anni e consolidatasi sui fianchi della montagna, ha finito con il crollare all'improvviso, creando non poche preoccupazioni. Altre volte, invece, è successo che la lava fuoriuscita dalle bocche si condensasse a contatto con il mare in grandi piattaforme e che queste sprofondassero all'improvviso in mare perchè si distaccavano a causa del peso eccessivo sospeso.

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